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ESCE OGGI IL NUOVO DISCO DI SALVO RUOLO “CANCIARI PATRUNI ‘UN E’ L’ BITTA’”

Posted by davide

13 Jan 2015 — No Comments

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La storia del risorgimento italiano dalla parte dei vinti. Un disco folk cantato nell’antica lingua siciliana e prodotto da Cesare Basile. Le canzoni del nostro west: briganti, partigiani, anarchici, carnefici e vittime. Un passato di dolore e sconfitta, un presente di rinascita libera e feconda.

A cinque anni dal fortunato “Vivere ci stanca”, Salvo Ruolo torna con un nuovo e importante lavoro, frutto di anni di studio sulla storia della Sicilia a cavallo fra Ottocento e Novecento e sulla sua lingua, l’antico idioma siciliano oggi mutato e in larga parte scomparso. “Canciari patruni ‘un è L’ bittà”, prodotto da Cesare Basile è un disco che in sette canzoni animate da un folk asciutto e terrigno racconta il Risorgimento dalla parte dei vinti, di coloro che non hanno scritto la storia ma se la sono vista scrivere, dopo averla subita e capita ben poco.

Sono queste persone come Daniele Manin e Carlo Cattaneo, avversari tanto degli Austriaci quanto dei Savoia che certamente conoscevano bene. Ma sono anche e le centinaia e centinaia di uomini e donne uccisi o privati della loro identità culturale dal massacro portato avanti dai presunti “eroi” risorgimentali (i Cavour, i Savoia, i Garibaldi) le cui malefatte sono state cancellate dai libri di storia. A questa versione ufficiale delle cose Salvo Ruolo contrappone una storia altra e diversa, che racconta i fatti e soprattutto prova a sublimare il dolore che ne derivò in canzoni intrise di un mood che non poteva essere altrimenti che “blues”. Brani scritti in una lingua siciliana antica, inevitabile per queste storie anche se oggi non più quasi praticata, e forte della sua originaria verità umana.

La lingua di “Canciari patruni ‘un è L’ bittà” Salvo Ruolo l’ha studiata su vocabolari come il Mortillaro e sui racconti del grande linguista e medico palermitano Giuseppe Pitrè. Non evitandosi, però, di tornare per un periodo di tempo in Sicilia in modo da fare riaffiorare alla memoria la lingua della sua infanzia, in un viaggio che parte dal passato più remoto e arriva al presente attraverso un percorso di parole, suoni, odori, luoghi che riguardano anche la sua stessa vita.

Con questa lingua – che storicamente doveva essere la lingua italiana ma essendo colta ed esclusiva delle corti e dei letterati fu sostituita dal volgare fiorentino e “morì” – Ruolo ha scritto le canzoni di quello che a tutti gli effetti è il nostro far west. Perché anche noi abbiamo avuto un far west, fatto di briganti, partigiani, anarchici, di carnefici e vittime della malaunità. E anche di reputatici e prostitute che rifiutarono l’aiuto sia dei Borboni che dei Savoia, o di personaggi come Mariuzza Izzu, Ninco Nanco, Carmine Crocco e Passannanti. Le ha scritte, queste canzoni, tenendo presente la lezione di siciliani lucidi e ribelli come Ignazio Buttitta e Rosa Balistreri e lasciando che ogni traccia prendesse forma anche grazie alla collaborazione di altri ribelli che oggi in Sicilia combattono la loro battaglia di libertà.

Oltre che del fondamentale apporto di Cesare Basile, “Canciari patruni ‘un è L’ bittà” nasce infatti all’interno dell’esperienza feconda del Teatro Coppola di Catania, teatro prima liberato e poi autogestito da un manipolo di artisti e amici straordinari, fra cui lo stesso Salvo Ruolo. Con lui altri musicisti quasi tutti siciliani – persone che respirano la terra come Massimo Ferrarotto, Marcello Caudullo, Carlo Natoli, Alicja Jo Rabins dei Girls in Trouble e Sebastiano D’amico (che si è occupato anche della registrazione) – hanno fatto di questo disco un’opera per “Malagenti”, come li avrebbero definiti allora i savoiardi e il resto della compagnia carnefice. Uomini e donne che in “Canciari patruni ‘un è L’ bittà” si fanno tutt’uno con le parole antiche e vibranti di Salvo: “ma sa missa fu’ cantata / e a favula cuntata / e facistu puru tri jonna di fistinu / bi dicu ca u malutempu / ‘n dura tuttu un tempu” (“ed anche se la messa è stata cantata / e la favola ci è stata racconatata / e avete fatto tre giorni di festini / vi dico che questo tempo / non dura tutto il tempo”).

Crediti
Salvo Ruolo – Voce , Chitarre, Mandolino

Cesare Basile – Chitarra, Voce, Pianoforte, Banjo, Mandolino, Percussioni

Massimo Ferrarotto – Percussioni

Marcello Caudullo – String Machine, Pianoforte

Carlo H. Natoli – Banjo, Slide Guitar

Alicia Jo Rabins – Violino

Prodotto da Cesare Basile. Registrato a Zen Arcade Catania tra Gennaio 2013 e Gennaio 2014. Tecnico del suono – Seba D’amico. Mastering – Elettroformati Milano.

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